Istituto Comprensivo "Montecorvino Rovella – Macchia" di Montecorvino Rovella (SA)

PILLOLE TEORICHE – CULTURA E CREATIVITÀ DIGITALE

Nuovi alfabeti e nuovi formati

Insegnare nella società postmediale

Nessuno oggi mette più in discussione che nella società attuale sia necessario prendere in considerazione i media anche in prospettiva educativa, il “come” farlo però deve nascere dall’innovare il concetto di alfabetizzazione ai media. L’idea di una nuova media literacy non può passare più semplicemente dalla abilitazione all’uso degli strumenti digitali e al controllo del loro consumo, ma deve fare i conti con un’idea più larga, un’idea di literacy multilivello che, a partire dalla strumentalità prenda in considerazione i linguaggi in quanto ciò attraverso cui le forme simboliche, le forme della cultura si costruiscono e quindi, dal livello dei linguaggi raggiungere il livello dei significati culturali dentro i contesti (Rivoltella 2020).

Probabilmente, siamo stati gli ultimi figli di un tipo di cultura che trovava nella centralità del libro e nell’alfabeto della lettoscrittura, quello che siamo abituati a conoscere e dentro il quale siamo cresciuti, l’orizzonte di comprensione delle cose; e siamo stati i primi di un nuovo tempo, quello della nostra cultura, contraddistinta da nuovi alfabeti digitali.

Gli insegnanti in questi anni si sono trovati ad abitare questo tempo di mezzo (Flusser 2004) e ad  essere una guida nel passaggio alla lettura dei nuovi alfabeti della contemporaneità, la cui comprensione richiede il possesso di nuove competenze, più strategiche e mirate, e una consapevolezza di fondo sulle caratteristiche dell’attuale società, nella quale i media oggi, sono talmente permeati e diffusi da poterli considerare, secondo la loro definizione di strumenti prima e ambienti poi, definitivamente morti (Eugeni 2015).

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Scrivere digitale

Come essere scrittori virtuosi del web

Il concetto di prosumer è ormai familiare a tutti noi: è una parola che deriva dalla crasi di due termini, producer e consumer, rispettivamente produttore e consumatore. Facciamo riferimento al consumatore del web che, pur mantenendo il suo ruolo di fruitore di contenuti, ne diventa anche produttore, affiancando la competenza di pensiero critico con quella di responsabilità di ciò che vuole creare e condividere nel web.

Il tempo della scrittura 
Il digitale ci spinge a modificare i tempi di lettura e scrittura, che deve essere conforme alla natura del digitale e dei social: si hanno poco tempo, poco spazio, pochi caratteri per esprimere ciò che si vuole e condividerlo con il pubblico. 
Twitter, ad esempio, fa della brevità la sua forza concedendo ai suoi utenti di essere autori di soli 280 caratteri (per molti anni se ne avevano a disposizione solo 140): serve capacità di sintesi, per questo la natura dello short message diviene funzionale.

Instagram, invece, più che il testo riduce il tempo: 15 secondi nelle Stories, non più di un minuto nei Reels. Inevitabilmente questo porta allo sviluppo da parte degli utenti di altissime competenze di sintesi: quale immagine comunica meglio che cosa ho in mente di dire? Quale breve video posso postare che riassuma il concetto da esprimere? 
L’aspetto positivo dell’essere sintetici è che i testi/i video/le immagini postati riescono ad essere perfettamente centrati rispetto all’obiettivo di partenza, senza perdersi in un overload inutile di concetti e di input. 
Un’altra positività del riuscire ad essere autori capaci di sintesi nel web è quella di raggiungere immediatamente il destinatario per il quale sono stati pensati i contenuti creati.
Questo tipo di scrittura è coerente con il pensiero veloce, simbolo di questi tempi. Cambia persino la modalità con la quale si organizza il testo da scrivere: “L’organizzazione del testo è assolutamente a posteriori: non mi serve avere ben chiaro in testa quel che voglio dire insieme alla sua articolazione; intervengo dopo, sullo schermo. Si tratta di una scrittura che è perfettamente coerente con il pensiero veloce.“ (Rivoltella, 2018).

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Spazio pubblico e spazio privato

Un confine mobile

L’avvento dei media digitali e sociali ha cambiato la direzione di molti processi: l’accesso ai contenuti, la gestione della comunicazione, la possibilità di attivare relazioni e mantenere saldi i legami che abbiamo con gli altri (pensiamo solo all’esperienza della pandemia), la percezione del rapporto con il tempo (“always on”) e con lo spazio. 
Il concetto di portabilità
Due sono le ragioni che introduciamo in apertura: la prima ha a che fare con la “forma” dei dispositivi stessi. I media sono sempre più indossabili, portabili e trasportabili. La portabilità porta i servizi, le conoscenze e le persone potenzialmente sempre con noi, proprio perché i dispositivi stessi sono “sempre in tasca”. «(…) Se in un tempo non molto lontano era naturale scindere tra situazioni con e senza media, oggi è quasi impossibile anche pensarlo» (Carenzio, 2018, p. 48-49). Siamo in quella che Sonia Livingstone aveva definito qualche tempo fa cultura della tasca (“pocket culture”) in continuità – e non necessariamente in sostituzione – della cultura della cameretta (“bedroom  culture”) e della cultura del salotto (“living room culture”). Il tempo che viviamo – segnato dall’indossabilità dei media che sono “wearable” – è probabilmente già nella cultura del chip, dove la distinzione tra dispositivi e soggetti è sempre più labile. Proprio alla luce delle trasformazioni nella percezione di una distinzione netta tra spazi diversi, emerge in parallelo una diversa percezione del tempo: quello del lavoro, della scuola, delle professioni, ma anche del tempo libero e degli investimenti affettivi. Dal momento che posso rispondere in qualsiasi luogo e momento, senza necessità di essere in uno spazio dedicato, ecco che diventa più complesso introdurre una separazione netta tra spazi diversi.

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Storytelling

Narrare storie nuove (anche nel web)

Potremmo riassumere la definizione di storytelling in “la capacità di narrare unitamente a quella di saper comunicare la storia che si è scelto di narrare”.
Ma che cosa vuol dire narrare? “La narrazione è una forma di trasmissione delle esperienze, un vettore di miti universali, fatti ed episodi del passato utili a tramandare una lezione e infondere saggezza: lo storytelling mira ad anticipare la realtà, è narrazione predittiva” (Sordi, 2018). 
Costruire storie contribuisce a sviluppare:

  • la creatività e le capacità espressive;
  • le competenze linguistiche;
  • la capacità di sintesi;
  • le capacità interpretative e di astrazione;
  • le abilità comunicative e sociali (lo storytelling prevede che una storia sia costruita anche per essere comunicata agli altri e possa generare confronto e dialogo, oltre a poter essere co-costruita in modalità collaborativa).

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